Cos’è esattamente l’industria 4.0?

Il termine indica una tendenza dell’automazione industriale che integra alcune nuove tecnologie produttive per migliorare le condizioni di lavoro, creare nuovi modelli di business e aumentare la produttività e la qualità produttiva degli impianti.

L’industria 4.0 è da alcuni anni al centro della trasformazione economica in Italia e nel mondo. Nel nostro Paese è stato varato più di quattro anni fa un piano governativo ad hoc che ha poi subito evoluzioni e revisioni per favorire la transizione economica. McKinsey, Boston Consulting e Osservatori del Politecnico di Milano hanno definito gli effetti delle nuove strategie “Quarta rivoluzione industriale”.

Industria 4.0

La 4° rivoluzione industriale

È un processo che sta portando alla produzione industriale del tutto automatizzata e interconnessa. Le nuove tecnologie digitali avranno un impatto profondo nell’ambito di quattro direttrici di sviluppo:

  • la prima riguarda l’utilizzo dei dati, la potenza di calcolo e la connettività, e si declina in big data, open data, Internet of Things, machine-to-machine e cloud computing per la centralizzazione delle informazioni e la loro conservazione.
  • La seconda è quella degli analytics: una volta raccolti i dati, bisogna ricavarne valore. Oggi solo l’1% dei dati raccolti viene utilizzato dalle imprese, che potrebbero invece ottenere vantaggi a partire dal “machine learning”, dalle macchine cioè che perfezionano la loro resa “imparando” dai dati via via raccolti e analizzati.
  • La terza direttrice di sviluppo è l’interazione tra uomo e macchina, che coinvolge le interfacce “touch”, sempre più diffuse, e la realtà aumentata.
  • Infine c’è tutto il settore che si occupa del passaggio dal digitale al “reale” e che comprende la manifattura additiva, la stampa 3D, la robotica, le comunicazioni, le interazioni machine-to-machine e le nuove tecnologie per immagazzinare e utilizzare l’energia in modo mirato, razionalizzando i costi e ottimizzando le prestazioni.

Il concetto di smart factory

L’industria 4.0 passa per il concetto di smart factory, che si compone di tre parti:

  • Smart production: nuove tecnologie produttive che creano collaborazione tra tutti gli elementi presenti nella produzione ovvero collaborazione tra operatore, macchine e strumenti.
  • Smart service: tutte le “infrastrutture informatiche” e tecniche che permettono di integrare i sistemi; ma anche tutte le strutture che permettono, in modo collaborativo, di integrare le aziende (fornitore – cliente) tra loro e con le strutture esterne (strade, hub, gestione dei rifiuti, ecc.).
  • Smart energy: tutto questo sempre con un occhio attento ai consumi energetici, creando sistemi più performanti e riducendo gli sprechi di energia secondo i paradigmi tipici dell’energia sostenibile.

La chiave di volta dell’industria 4.0 sono i sistemi ciberfisici (CPS) ovvero sistemi fisici che sono strettamente connessi con i sistemi informatici e che possono interagire e collaborare con altri sistemi CPS. Questo sta alla base della decentralizzazione e della collaborazione tra i sistemi, che è strettamente connessa con il concetto di industria 4.0.

Le tecnologie abilitanti

la quarta rivoluzione industriale, come emerge da uno studio di Boston Consulting, si centra quindi sull’adozione di alcune tecnologie definite abilitanti, grazie all’interconnessione e alla collaborazione tra sistemi.

Bi-Rex

A Bologna è operativa Bi-Rex, Competence center specializzato in Big data, Innovation & Research excellence, che supporta le Pmi ad implementare con successo le tecnologie abilitanti. E’ una struttura pilota fondata nel 2018 che fa parte degli otto competence center italiani. E’ nata dalla collaborazione di 57 players (università, centri di ricerca, imprese), cofinanziata da Dal Mise con 9,2 milioni di euro che si sono sommati agli oltre 15 milioni di investimenti dei partner privati. Lo scorso ottobre Bi-Rex ha inaugurato la prima Linea Pilota, una vera e propria Smart factory all’interno della sede della “cittadella della scienza Golinelli”, attrezzata con tecnologie Big Data e Iot, Additive manufactoring, Robotica. Prossimo passo ottenere il riconoscimento da Bruxelles di “European digital innovation hub”. La decisione è alle porte, attesa in aprile, in concomitanza con l’assegnazione della prima tranche dei 7,5 mld di euro del Bilancio europeo 2021-2027 per il “Digital Europe Programme”. La candidatura è stata presentata in coerenza con la realizzazione nel capoluogo emiliano del più grosso centro di calcolo europeo.

Il mondo del lavoro

Infine ecco come ci si deve orientare sia per quanto riguarda la ricerca e la selezione di personale sia per avere le competenze giuste a intraprendere una carriera o un mestiere di successo. Da una ricerca The Future of the Jobs presentata al World Economic Forum è emerso che, nei prossimi anni, fattori tecnologici e demografici influenzeranno profondamente l’evoluzione del lavoro. La tecnologia del cloud e la flessibilizzazione del lavoro, hanno iniziato ad influenzare le dinamiche già a partire dal 2016. Secondo lo studio l’effetto sarà la creazione di 2 milioni di nuovi posti di lavoro, ma contemporaneamente ne spariranno 7, con un saldo netto negativo di oltre 5 milioni di posti di lavoro. L’Italia ne uscirà con un pareggio (200 000 posti creati e altrettanti persi), meglio di altri Paesi come Francia e Germania. A livello di gruppi professionali, le perdite si concentreranno nelle aree amministrative e della produzione: rispettivamente 4,8 e 1,6 milioni di posti distrutti. Secondo la ricerca compenseranno parzialmente queste perdite l’area finanziaria, il management, l’informatica e l’ingegneria. Cambiano di conseguenza le competenze e abilità ricercate: nel 2020 il problem solving rimarrà la competenza non specifica più ricercata, e parallelamente, diventeranno più importanti il pensiero critico e la creatività.